Il punto non è più “che cosa pensano” Donald Trump e Vladimir Putin. Il punto è che cosa stanno rendendo possibile, e con quale grado di assuefazione del pubblico.
Nelle ultime ore, l’escalation statunitense in Venezuela è entrata in una fase che, fino a poco tempo fa, sarebbe stata considerata impensabile: attacchi su larga scala e, secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, persino la cattura di Nicolás Maduro. AP News+2Reuters+2
Questo episodio non è un “incidente isolato”: arriva dopo mesi di pressione e operazioni crescenti nella regione, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche. TIME+1
Nel frattempo, sul fronte europeo, il 2025 è stato descritto da analisi e briefing come un anno di significativi avanzamenti russi sul terreno in Ucraina, con un costo umano e strategico continuo e corrosivo. The Guardian
Chi ancora “tifa” per questi due leader – chi li difende come se fossero l’argine, il realismo, la forza necessaria – sta facendo una cosa precisa: sta legittimando l’idea che la politica internazionale sia diritto del più forte, e che la sovranità altrui sia un dettaglio negoziabile quando conviene.
Il sostegno non è neutrale: è complicità politica
C’è una forma di sostegno che si traveste da pragmatismo:
“Non mi piacciono, ma almeno decidono.”
“Almeno fanno ordine.”
“Almeno difendono gli interessi nazionali.”
È una menzogna comoda. Perché “fare ordine”, in questa grammatica, significa spesso spostare il confine del lecito: interventi senza un consenso chiaro, pressione militare come strumento ordinario, nemici “utili” per compattare l’opinione pubblica, alleati trattati come pedine.
Sulla crisi venezuelana, ad esempio, oltre alle contestazioni internazionali, sono state riportate anche perplessità e domande interne sulla cornice legale e sull’autorizzazione politica di un’operazione di questa portata. AP News
Il messaggio implicito è devastante: “si può fare”. E se si può fare lì, si può fare altrove.
La convergenza Trump–Putin: non serve un “patto segreto” per avere lo stesso effetto
Qui va chiarito un punto: non esiste alcuna prova pubblica che Trump e Putin abbiano un “accordo segreto” per conquistare il mondo economico. Dire il contrario come fatto sarebbe propaganda.
Ma esiste qualcosa di più importante e più verificabile: una convergenza di incentivi. E la convergenza, in geopolitica, può produrre risultati indistinguibili da una collaborazione formale.
Basta guardare cosa “conviene” a entrambi se l’ordine internazionale si indebolisce:
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Indebolire alleanze e regole: se le istituzioni multilaterali appaiono impotenti o irrilevanti, chi usa la forza guadagna spazio.
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Spostare l’attenzione dalla legalità all’efficacia: “ha funzionato?” diventa più importante di “era legittimo?”.
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Ricattare con energia, risorse e rotte: ogni crisi apre opportunità su prezzi, forniture, sanzioni, accesso a mercati.
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Guerre periferiche, profitti centrali: quando il mondo brucia ai margini, al centro si ridisegnano contratti, dipendenze, debiti, sicurezza.
È in questo quadro che eventi come l’operazione militare USA in Venezuela diventano più di una notizia: diventano un precedente. TIME+1
Uno scenario plausibile: “frattura controllata” e spartizione di influenza economica
Se vogliamo ipotizzare una traiettoria (ipotizzare, non dichiarare), la più realistica non è “due dittatori che si stringono la mano in segreto”. È la strategia della frattura controllata:
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Caos sufficiente da rendere instabili mercati e governi.
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Paesi-soglia (energia, materie prime, snodi logistici) spinti sotto pressione, isolamento o cambio di regime.
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Riposizionamento industriale e finanziario: chi ha forza militare o leva economica detta condizioni su forniture, sicurezza, pagamenti, investimenti.
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Narrazione polarizzante: chi critica è “anti-patriottico”, chi chiede regole è “debole”, chi invoca diritti è “ingenui”.
L’idea non è conquistare “tutto” con i carri armati. È conquistare la dipendenza: far sì che intere aree del mondo, per sopravvivere, debbano piegarsi a condizioni imposte.
Il punto cieco dei sostenitori: scambiano cinismo per intelligenza
Chi sostiene Trump e Putin spesso crede di essere “realista”. In realtà sta accettando un mondo più pericoloso, più povero e più diseguale, perché quando la forza diventa regola:
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i piccoli Stati diventano prede,
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i mercati diventano ostaggi,
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le popolazioni diventano variabili sacrificabili.
E quando la vita umana diventa “costo collaterale”, non c’è più politica: c’è solo gestione brutale del potere.
Conclusione: non è tifo, è responsabilità
Il sostegno a questi due individui non è un’opinione come un’altra. È un voto di fiducia a un modello: il mondo come territorio di caccia.
E se oggi quel modello colpisce Caracas o continua a divorare l’Ucraina, domani colpirà altrove, perché il suo carburante è l’impunità. E l’impunità cresce ogni volta che qualcuno confonde la violenza con la competenza e la brutalità con la leadership. AP News+1
La Redazione
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