Il caso Nocini arriva ai Veronesi con due settimane di ritardo

Dopo l’attenzione della stampa nazionale, L’Arena racconta una vicenda che solleva interrogativi seri sull’autonomia e la trasparenza dell’Università

Solo oggi il principale quotidiano veronese decide di occuparsi di una vicenda che, in realtà, da oltre quindici giorni è al centro dell’attenzione della stampa nazionale. A sollevare il caso è stato per primo Il Fatto Quotidiano, seguito da altre testate, che hanno dato ampio spazio a una segnalazione formale all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) riguardante una procedura concorsuale dell’Università di Verona.

Una vicenda che coinvolge direttamente l’ex rettore Pier Francesco Nocini, oggi ordinario e figura centrale della recente governance dell’ateneo scaligero, e suo figlio Riccardo Nocini, 33 anni, nominato professore di Otorinolaringoiatria al termine di un concorso pubblico che, secondo l’esposto, presenterebbe profili di possibile illegittimità.

L’esposto all’ANAC e il ruolo dell’associazione di ricercatori

A presentare l’esposto è Als-Fattore 2A ETS, associazione nazionale di ricercatori e specializzandi, assistita dall’avvocata Stefania Fiore. Il documento ricostruisce in modo puntuale una sequenza di eventi che parte dal 2015, anno di istituzione del DISCOMI (Dipartimento di Scienze chirurgiche, Odontostomatologiche e Materno-Infantili), di cui Pier Francesco Nocini divenne direttore, per arrivare fino al 2025, quando viene approvato il bando che porterà all’assunzione del figlio.

Secondo l’associazione, il concorso sarebbe stato “confezionato” in modo tale da risultare sostanzialmente su misura, tanto che al bando avrebbe partecipato un solo candidato: Riccardo Nocini. Un elemento che, pur non essendo di per sé illegittimo, rappresenta uno dei punti più delicati dell’intera vicenda, soprattutto alla luce del contesto familiare e del ruolo ricoperto fino a pochi mesi prima dall’ex rettore.

Un percorso che attraversa dieci anni di potere accademico

Il cuore della contestazione non riguarda solo l’esito del concorso, ma il contesto istituzionale in cui esso matura. L’esposto evidenzia come Pier Francesco Nocini abbia ricoperto, nel tempo, ruoli chiave: direttore di dipartimento, poi rettore dal 2019 fino al 30 settembre scorso. Un arco temporale lungo, durante il quale si sono consolidate scelte organizzative, linee di sviluppo scientifico e assetti di potere che, secondo i firmatari dell’esposto, rendono quantomeno problematica l’idea di una piena terzietà della procedura.

Il bando viene approvato il 17 giugno 2025, pubblicato il 3 ottobre e si conclude con il decreto rettorale del 27 novembre, firmato dall’attuale rettrice Chiara Leardini, che ratifica tutti gli atti della procedura. Proprio a lei l’associazione ha chiesto formalmente di sospendere l’incarico del neo-professore in attesa delle verifiche dell’ANAC.

I numeri che alimentano il dibattito

Un altro elemento che ha attirato l’attenzione dei media nazionali è il curriculum del giovane professore: 240 pubblicazioni scientifiche in sette anni. Un dato che, pur non essendo oggetto diretto dell’esposto, ha sollevato interrogativi nel mondo accademico sulla sostenibilità e sulla qualità della produzione scientifica in relazione all’età e alla carriera. Anche su questo punto, la discussione non riguarda il merito individuale in senso stretto, ma il funzionamento complessivo di un sistema di valutazione che da anni è al centro di critiche per l’eccessiva enfasi quantitativa.

Una questione che va oltre i singoli

È importante chiarirlo: l’esistenza delle università, dei concorsi e delle carriere accademiche non è in discussione. Ciò che emerge, però, è un problema strutturale di opportunità, trasparenza e fiducia nelle istituzioni. Quando il figlio di un rettore diventa professore nello stesso ateneo, al termine di una procedura a candidato unico, il tema non è solo giuridico, ma etico e politico.

Il fatto che L’Arena arrivi su questa vicenda solo dopo l’eco nazionale non è un dettaglio marginale. In un contesto locale fortemente interconnesso tra università, sanità e potere cittadino, il silenzio iniziale della stampa territoriale pone interrogativi sul ruolo dell’informazione di prossimità e sulla sua capacità di esercitare una funzione critica nei confronti dei centri di potere.

In attesa delle verifiche dell’ANAC

Ora la parola passa all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Sarà l’ANAC a valutare se nella procedura vi siano state violazioni della normativa, conflitti di interesse o irregolarità amministrative. Ma, indipendentemente dall’esito, il caso Nocini pone una questione più ampia: quanto il sistema universitario italiano sia davvero impermeabile alle dinamiche familiari e quanto riesca a garantire pari opportunità a chi non appartiene alle reti giuste.

È una domanda che Verona, come molte altre città universitarie, non può più permettersi di ignorare. E che il giornalismo, soprattutto quello locale, ha il dovere di continuare a porre, senza ritardi.

 

 La Redazione
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