Non è un problema che in Italia esistano università private. Non lo è mai stato.
Il problema nasce quando le scelte legislative dello Stato producono deliberatamente una massa di studenti sospesi, senza accesso all’università pubblica, e l’unica via di uscita concreta che resta loro è a pagamento, nelle strutture private.
È esattamente ciò che sta accadendo con Medicina.
Come documenta Il Sole 24 Ore, dopo i due appelli del cosiddetto semestre filtro, sono circa 40mila studenti (46mila considerando anche Fisica) ad aver sostenuto il secondo – e per ora ultimo – test per l’accesso al secondo semestre di Medicina nelle università statali. Il calendario parla chiaro:
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23 dicembre: pubblicazione dei punteggi
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12 gennaio 2026: graduatoria nazionale per l’accesso
Nel frattempo, però, migliaia di studenti non sanno cosa fare del proprio presente. Sono stati spinti a iscriversi a Medicina da un messaggio politico chiaro – più medici, più accessi, fine del numero chiuso “come lo conoscevamo” – e dopo sei mesi si ritrovano in un limbo, senza un posto garantito e con decisioni irreversibili da prendere prima ancora di conoscere l’esito ufficiale.
Qui sta la responsabilità politica.
Da una parte, il governo ha incentivato un afflusso enorme di studenti verso Medicina senza predisporre una reale capacità di assorbimento del sistema pubblico. Dall’altra, mentre l’università statale resta bloccata da graduatorie, attese e incertezze, le università private sono ancora aperte, operative, pronte ad accogliere.
E lo fanno legittimamente, secondo le regole del mercato.
Ma dentro un vuoto creato dallo Stato.
Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, sono otto gli atenei privati autorizzati dal ministero a offrire corsi di Medicina in italiano. Alcuni di questi hanno ancora posti disponibili e nuove sessioni di test.
Due casi sono emblematici:
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Link Campus University
Dispone complessivamente di 755 posti distribuiti tra Fano, Frosinone, Novedrate, Roma, Savona e Ascoli. Ne ha già assegnati circa due terzi. I posti residui verranno attribuiti con un test il 18 dicembre 2025, con disponibilità ancora significativa (123 posti a Roma, 55 ad Ascoli, 53 a Fano, 33 a Novedrate). -
UniCamillus
Ha ottenuto dal ministero quasi mille posti complessivi. Con il test del 17 dicembre, assegnerà ulteriori posti a Venezia Lido (123), Cefalù (23) e Roma (60).
Il costo è esplicito: 180 euro per il test e circa 15.000 euro per il primo anno di corso.
Non è illegittimo.
È però politicamente rivelatore.
Perché mentre il sistema pubblico produce attesa, incertezza e selezione differita, il sistema privato offre una risposta immediata, a una sola condizione: la capacità di pagare.
Questo è il nodo centrale, e va detto con chiarezza:
non è il privato il problema, ma l’asimmetria creata dallo Stato.
Il governo ha scelto di:
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spingere decine di migliaia di ragazzi verso Medicina;
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non garantire loro un esito certo in tempi compatibili con la vita reale;
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lasciare che il “paracadute” fosse quasi esclusivamente economico.
Il risultato è un sistema a doppio binario:
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attesa, graduatorie e incertezza per chi resta nel pubblico;
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accesso immediato e costoso per chi può permetterselo.
Non è una riforma del numero chiuso.
È una esternalizzazione selettiva del fallimento pubblico.
E mentre si discute di merito, vocazione e fabbisogno di medici, si evita accuratamente di dire la verità più scomoda: lo Stato ha creato le condizioni perfette perché il privato diventasse l’unica via praticabile per migliaia di studenti esclusi, non per incapacità, ma per mancanza di posti.
Questo non è mercato.
È politica universitaria fatta senza assumersene le conseguenze.
La Redazione
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