Tratto da un articolo del The New York Times di Eric Lee
Il fidato consigliere del presidente Trump proietta all’estero la sua visione di estrema destra, sostenendo che il mondo debba essere governato con la “forza”.
Stephen Miller gode della piena fiducia del presidente, dispone di uno staff di oltre 40 persone e ricopre diversi incarichi di primo piano, tra cui la protezione della sicurezza interna e il controllo di territori anche al di fuori dei confini nazionali.
Stephen Miller ha trascorso gran parte della sua carriera alla Casa Bianca promuovendo politiche interne di estrema destra che hanno portato a deportazioni di massa, separazioni familiari e alla messa alla prova dei principi costituzionali che garantiscono la cittadinanza americana.
Ora il signor Miller, 40 anni, vice capo dello staff del presidente Trump per le politiche e consigliere per la sicurezza interna, sta rivolgendo il suo sguardo di estrema destra sempre più all’estero, in particolare verso il Venezuela e il territorio danese della Groenlandia.
Secondo i consiglieri del presidente, Miller agisce in questo modo per promuovere le ambizioni di politica estera di Trump, che finora assumono i contorni di progetti imperialistici volti a sfruttare Paesi e territori meno potenti ma ricchi di risorse in tutto il mondo, utilizzando tali risorse a vantaggio dell’America. Secondo Miller, l’uso della forza bruta non è soltanto una delle opzioni possibili, ma rappresenta anche il metodo preferito dell’amministrazione Trump per agire sulla scena internazionale.
«Viviamo in un mondo in cui puoi parlare quanto vuoi di sottigliezze internazionali e di tutto il resto, ma viviamo in un mondo — il mondo reale, Jake — che è governato dalla forza, che è governato dalla forza, che è governato dal potere», ha dichiarato lunedì il signor Miller a Jake Tapper della CNN, durante un’apparizione combattiva in cui è stato incalzato sul desiderio di lunga data del presidente Trump di controllare la Groenlandia.
«Queste sono le ferree leggi del mondo fin dall’inizio dei tempi», ha aggiunto.
Questa posizione aggressiva nei confronti della Groenlandia — e, per estensione, del resto del mondo — rappresenta una perfetta espressione dell’immagine di potere assoluto che Trump intende proiettare, persino contro la Danimarca, alleato NATO che esercita la sovranità sul territorio groenlandese. Il momento illustra inoltre come figure come Miller siano entrate a far parte della cerchia ristretta di un leader che non mostra alcun interesse nel contenere i propri impulsi e come, una volta giunte in quella posizione, esercitino la loro influenza.
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